sabato 8 dicembre 2012

Mythologies — Brazilian Contemporary Photography - Shiseido Gallery, Ginza - Tokyo, 5 novembre 2012








Nel basement della Galleria Shiseido in Ginza, è allestita una piccola mostra sulla fotografia contemporanea brasiliana.
L’enorme dinamico Brasile, in costante cambiamento ed evoluzione e al tempo stesso orgoglioso-geloso delle proprie tradizioni, si scontra con i cambiamenti, sconvolgimenti culturali, politici, economici che lo portano all’attenzione nel mondo dell’arte, nella moda, della società
I fotografi si soffermano sulla spiritualità di luoghi, persone, credenze, miti che si fondono, sopravvivono al contemporaneo che avanza, tritura e rimestola le sorti. La natura protagonista, diventa mito, spirito da adorare, le tradizioni diventano avanguardia.
I corpi,  le persone, sono dei: del passato o del futuro.

venerdì 30 novembre 2012

Sulla Via della Seta. Antichi sentieri tra Oriente e Occidente – Roma, Palazzo delle Esposizioni, 29 novembre 2012






Un po’ mostra per scolaresche con qualche dettaglio disneyano negli allestimenti, l’esposizione si snoda tra i racconti e i viaggi tra l’Occidente è l’Oriente, e in particolare tra alcune città italiane. La scelta non convince, troppo esteso l’argomento, il periodo storico, le aree geografiche interessate, per una sola mostra diventa un progetto appena abbozzato.
Il percorso si sofferma nelle sezioni dedicate alle grandi città: Chang'an, l'odierna Xi'an, la capitale cosmopolita della dinastia cinese dei Tang; Turfan, città-oasi del deserto del Gobi; Samarcanda, grande centro mercantile e culturale; Baghdad, capitale del mondo islamico e sede del califfato.
Alcuni pezzi sono davvero notevoli come la copia del Milione di Marco Polo o il suo testamento originale in cui sancisce, dopo aver distribuito le varie eredità, la libertà per il proprio schiavo.
Nell’ultima parte della  mostra si trovano alcuni paramenti religiosi veneziani che riproducono dettagli di disegni visti in Oriente, con materiali preziosi o tessuti originali. Alcuni dettagli sono ripresi nei quadri esposti (in questo caso la veste di un angelo) in un pattern del passato, fusione di prezioso e religioso.
La globalizzazione si estendeva …

mercoledì 31 ottobre 2012

DEAD CAN DANCE - 19 ottobre 2012, Teatro degli Arcimboldi Milano





Mentre si attende il concerto e gli spettatori si siedono, un musicista sul palco suona e racconta i suoni attraverso gli strumenti della cultura araba … l’atmosfera si fa rarefatta, preludio del concerto … un po’ di ritardo ci allontana dai suoni, ma è nulla in confronto a quello che avverrà: un concerto magnifico, Lisa Gerrard una divinità, una regina di Saba che canta, suona, si muove sinuosa sul palco dando vita ad una esperienza unica. Brandon Perry sembra migliorato negli anni, la voce è potente e profonda. I brani si susseguono uno dopo l’altro in uno stato di trance totale … per alcuni brani il tempo sembra fermarsi, il pubblico trattenere il fiato quanto il silenzio è palpabile … fino ad un travolgente applauso e nel finale un inevitabile standing ovation meritatissimo.
Il concerto è dedicato all’ultimo lavoro Anastasis, ma pezzi inaspettati del passato affiorano lasciando il segno, tra questi The Host of Seraphim da The serpent egg’s.
Per un totale di 19 brani.
Le suggestioni spaziano dal medioevo all’oriente, dalla world music alle atmosfere dark degli anni 80’ …
Bellissimo l’impianto luci, soprattutto nella prima parte del concerto, con colori molto accesi e soluzioni affascinanti. Un po’ scontate nella seconda parte con soluzioni un po’ banali: tramonti, sole, edifici …

I brani della serata:

Children of the Sun
Anabasis
Rakim
Kiko
Lamma Bada
Agape
Amnesia
Sanvean
Nierika
Opium
The Host of Seraphim
Ime Prezakias
Now We Are Free
All in Good Time
The Ubiquitous Mr. Lovegrove
Dreams Made Flesh
Song to the Siren (Tim Buckley)
Return of the She-King
Rising of the Moon

lunedì 22 ottobre 2012

Carsten Nicolai, Unidisplay - Hangar Bicocca, Milano 6 ottobre 2012





















… siamo bombardati continuamente, in ogni momento, in ogni dove, costantemente, da stimoli visivi, da computer, display, video, suoni, immagini sempre più sofisticate, sempre più ammalianti …
Carsten Nicolai azzera tutto, pone lo spettatore al buio, in uno spazio composto da una lunga panca, uno schermo lungo quasi 40 metri, specchi che riflettono e dilatano le immagini, suoni. Tutto questo per collocarci/concentrarci in un contesto di attenzione e percezione di fronte agli stimoli che Carsten proietta sullo schermo, piccole variazioni digitali, correlate da suoni minimal, effetti sonori che suggerisco, sottolineano le frequenze visive, le idee tecnologiche che appaiono, si ripetono sullo schermo, e ritornano nell’ “archivio” generando un altro nuovo percorso visivo.
Molto interessante l’interazione tra lo spazio enorme dell’Hangar, gli spettatori che si siedono, rimangono ipnotizzati, si alzano, girano, fotografano, il “silenzio” generato dallo stupore e dalla bellezza di alcune immagini incredibilmente semplici … ma in realtà frutto di studi e ricerche da parte dell’artista.
Grande attenzione all’allestimento tecnico: lo schermo, l’audio, la proiezione … per una esperienza davvero particolare. Personale e collettiva, contemporaneamente.


sabato 29 settembre 2012

ANAGOOR, ACCADEMIA D'ARCADIA - Et manchi pietà - 22 SETTEMBRE 2012, Milano Festival Mito




Attraverso le musiche di Monteverdi, Allegri, Strozzi e altri, e attraverso le proiezioni per capitoli, assistiamo ai momenti più salienti della vita di Artemisia Gentileschi. 13 momenti: il padre, la madre, il mondo degli uomini, tormenti, sensualità, l’arte …
Lo spazio dell’auditorium del Sole 24, ben si presta per contrasto a questo lavoro così interessante.
Mentre il soprano canta i madrigali, scorrono sullo schermo immagini affascinanti e coinvolgenti.
“Se i languidi miei sguardi” di Monteverdi sottolinea il fuoco che brucia in pochi secondi  le tele, i lavori di Artemisia, gli amori, una vita …
Sarebbe didascalico raccontare le immagini, le emozioni, citare Greenaway, Bill Viola, ma le suggestioni e gli stimoli sono molti. Mi hanno colpito le immagini del capitolo dedicato al padre, con il lavoro nei cantieri artistici, dove tra uomini che scendono e salgono, Artemisia si siede vicino al padre per iniziare a dipingere.  Molto bello, estetico, il capitolo dedicato alla mamma morta, in un momento di commovente addio tra veli, tendaggi, e personaggi in lutto. Altro momento notevole il bagno tra curiosità e sensualità. Il mio preferito è il capitolo Caduta:  Artemisia si aggira in una stalla con l’abito sporco di sangue, con le mosche che si posano sulle macchie, con le mucche imbrattate di letame … davvero potente.
Gli Anagoor ci propongono un lavoro importante, perfetto, di grande impatto, a tratti minimal concettuale, a tratti grondante sangue, con bellissimi costumi e suggestive location e mise en scène.
Complimenti a tutti!!

venerdì 31 agosto 2012

Alessandro Sciarroni - Folk(s), 23 agosto 2012 Bassano del Grappa





Nel 1958 Horace McCoy scriveva il romanzo “They Shoot Horses, Don't They?”, portato poi al cinema nel 1969 da Sidney Lumet con Jane Fonda.  Raccontava la storia di una maratona di ballo, tanto in voga nel periodo della Grande Depressione. Per vincere un piccolo premio in denaro, i ballerini a coppie si sottoponevano a estenuanti danze fino allo sfinimento, superando anche le 1000 ore, assicurandosi il vitto e l’alloggio in quei tempi difficili, sotto gli occhi sadici degli spettatori che puntavano e scommettevano chi resisteva o chi avrebbe lasciato la sala da ballo, esausto. Si mangiava in pista, si divideva tutto, si soffriva, si moriva …

Nello spettacolo Folks di Sciarrone, si entra nello spazio buio dove i performer bendati, radunati in cerchio, si preparano battendo i piedi ad una esibizione con delle regole ben precise: se rimarrà anche un solo spettatore continueranno a ballare, oppure lasceranno il palco sfiniti …
Prendendo spunto dalle tradizionali danze Schuhplattler, i ballerini iniziano a danzare, e soprattutto a percuotere il corpo creando sonorità ritmi percussioni che avvolgo il pubblico.  Qualcuno cede, il sudore e la forza fisica arrivano al pubblico come un’onda, i movimenti a volte in cerchio (archetipo psichico?) o liberi negli spazi del palco diventano una trance dalle radici antropologiche … per rimanere lucidi e salvarsi dall’estasi, ogni tanto i ballerini si lasciano andare a delicati sfioramenti, sorrisi, abbracci, solitari riposi, scelta di brani musicali incoraggianti ... E poi si riparte ancora più rinvigoriti ed energici, fino all’esaurimento delle forze.
Il pubblico è il protagonista sadico della performance decretando la durata dello spettacolo … quasi voyeuristico, nell’assistere ad alcuni atteggiamenti dei ballerini, che sembrano “privati” …
Come nella Sinfonia degli addii di Haydn, gli esecutori uno dopo l’altro lasciano il palco esausti, lasciando la fisarmonica senza suono, i computer spenti, il silenzio.

“Non si uccidono così anche i cavalli?”

La grande bravura di tutti e l’originale idea vengono gratificati da calorosi e lunghi applausi.
Da non perdere!

venerdì 24 agosto 2012

Tiziana Bolfe - Le coltri stanche, 12 agosto 2012, Cittadella Palazzo Pretorio





3 donne, 3 età, 3 abiti glamour dal lungo strascico. Feticcio ambito dalle donne, ma qui come dei serpenti si snodano tra le stanze sfiorando il pubblico.
Le donne si avvicinano, si allontanano, si incontrano con gli sguardi e scrutano il pubblico. La giovinezza fiera e spavalda sfida la mezza età, le gira attorno e la abbandona, mentre questa, danza divisa da un vetro con l’età più avanzata … oramai rinchiusa ma inevitabilmente vicina …
Entrano ed escono dalle stanze, agiscono sugli spazi mentre il pubblico è costretto a destreggiarsi tra lo strascico-serpe e la scelta di chi seguire … quale età abbandonare o rimanerne affascinati?
Come all’inizio così alla fine le tre donne si riuniscono in una danza canoviana tridimensionale di grande impatto. Danza fatta di gesti, di mani che vedono e occhi che sentono.  Mentre un tappeto sonoro mai invadente di liquida musica elettronica, rende gli spazi del palazzo un non-luogo, quasi un vecchio set televisivo de Il Segno del Comando.
Le tre bravissime interpreti sembrano uscire da un racconto di Cunningham, affascinanti, seducenti, da sapienti vestali governano i costumi con matematica maestria, instaurano un contatto visivo con il pubblico, stregando con le prodezze a pochi centimetri di distanza.
Tutte bravissime, intense, e soprattutto grandi nel gestire una location davvero difficile per il troppo pubblico, gli spazi, i costumi.